Di giornali, Internet e futuro dell’editoria

Nelle vacanze di Natale ho avuto il piacere di leggere in anteprima “NEWS (paper) REVOLUTION“, il nuovo sagace libro di Umberto Lisiero dedicato al mondo del giornalismo nell’epoca digitale edito da Fausto Lupetti. Per voi, una piccola intervista all’autore del saggio.

NEWS (paper) REVOLUTION

Nel tuo libro ti focalizzi più volte sui mezzi di comunicazione digitale, social network in primis. Quanto e come i media sociali influenzano i nuovi linguaggi e le modalità di fruizione del quotidiano nella quotidianità?

Individuare le caratteristiche essenziali della Rete e capire come queste influiscano nel modo di comunicare – e soprattutto di veicolare notizie – questi i tentativi che mi sono posto con il mio testo. Le proprietà del web e dei social network, in estrema sintesi, rivoluzionano da una parte il rapporto tra utente e informazioni (tramite la multimedialità, l’interattività, l’accesso diretto alle fonti…), dall’altra rinnovano in maniera profonda le dinamiche comunicative e organizzative degli organi deputati alla diffusione delle notizie, che visti i crescenti costi della carta stampata, necessitano di individuare quanto prima un modello di business valido a lungo termine e metodologie che consentano loro di fidelizzare i lettori sfruttando appieno strumenti e device differenti.

Giornalismo offline senza online: un presente senza futuro?

La richiesta di informazioni, nonostante il periodo tribolato dell’editoria, è in costante aumento. Sono convinto che il web come canale comunicativo non renda automaticamente obsoleta la carta. Ma certo – e in questo il mio libro vuole essere un incentivo all’innovazione – l’intero comparto della stampa si deve rinnovare per poter così arrivare alla consapevolezza di come la Rete sia un’opportunità e non una minaccia, un valido strumento che può aiutare il giornalismo ad adempiere al meglio alla sua funzione di pubblica utilità. Senza più differenze tra off e online.

Quali dinamiche intravedi nel settore dell’editoria “Internet-oriented”?

Penso che la vera sfida dei prossimi anni sarà quella di individuare professionalità che riescano a sfruttare tutte le opportunità della Rete per offrire un servizio di qualità capace di coinvolgere i lettori, di raccontare in profondità e con differenti strumenti e di essere remunerativo.

Tre buoni motivi per diventare un giornalista web.

Perché c’è sempre bisogno di persone che sappiano raccontare al meglio il mondo che li circonda, perché il settore ha bisogno di figure che conoscano le dinamiche delle Rete, perché con Instagram, Storify, Twitter, raccontare (anche sperimentando) è oggi più che mai stimolante.

Ci segnali una best practice di quotidiano online e ci spieghi cosa ti piace? Hai anche una worst practice?

Risposta forse scontata: Huffington Post. Nella versione statunitense è riuscito a creare da una parte una community di blogger che collaborano con la testata, dall’altra una community di lettori attorno alle notizie, utenti che partecipano in maniera molto attiva commentando e condividendo, facendo in modo che le news si trasformino in vere e proprie conversazioni.
Uno dei progetti attorno ai quali si era creata una notevole attenzione ma che poi si è completamente ridimensionato è The Daily, il quotidiano per iPad lanciato dalla News Corp. di Murdoch. Un esperimento editoriale che non è riuscito a individuare la strategia per rendere ampi a sufficienza audience e ricavi.

 

Jacopo Pasquini

Consulente e docente di marketing e comunicazione digitale, specializzato in Web Marketing e UX Design. Ho iniziato a navigare su Internet nel 1997 con un modem 56k, oggi lavoro come freelance per aziende, agenzie, università.

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