iPad: dal personal computer alla passività

E’ con grande piacere che ospito il guest post  firmato Nino Gualdoni e dedicato ad uno degli argomenti più discussi degli ultimi 2 giorni: il nuovissimo iPad della Apple. Nino è un amico, un collega ma soprattutto un riferimento culturale. Grazie per il contributo!
Scrivo questo guest post da casa. Poiché fa freddo e vivo in campagna, sono sdraiato sul divano accanto al camino mentre picchietto sulla tastiera.

Il gioco del momento consiste nell’esprimere opinioni sul possibile successo o insuccesso dell’iPad, ma io passo: non ho capacità predittive – se le avessi farei due anni di trading online (full time) per poi ritirarmi a vita privata.

Però forse una riflessione su questo oggetto si può tentare. Allora eccola qui: l’iPad mi sembra il testimone di uno shift del paradigma del personal computer verso la passività. Mi spiego.
I device dell’informatica personale, nelle loro diverse forme, sono stati presentati fino ad ora come strumenti per fare qualcosa attivamente, all’inizio pensando addirittura di programmare, poi per lo meno per organizzare la collezione di cd, ritoccare le foto, montare i video delle vacanze. Insomma qualcosa che chiede all’umano di usare la macchina come attore.

L’iPad fa una giravolta e si presenta come una macchina in cui l’umano è invece uno spettatore. Di musica, video, di web o di libri, ma comunque spettatore. Manco ha la telecamera per farmi vedere in Skype…se pure volessi essere attore non ce la farei.

Un’occhiata al video della presentazione sembra inverare questa impressione, visto che la situazione di impiego è quella in cui mi trovo ora: umano sdraiato sul divano. Se la comunicazione suggerisce, la progettazione conferma: l’oggetto è proprio povero in termini di dispositivi di input.

Se si tratta di un oggetto ibrido, come modalità fruitiva è forse più vicino alla tv che al computer “as we know it“. I prossimi indizi ci verranno dalle pubblicità, come sempre accade.

POSTED BY: Nino Gualdoni

Jacopo Pasquini

Consulente e docente di marketing e comunicazione digitale, specializzato in Web Marketing e UX Design. Ho iniziato a navigare su Internet nel 1997 con un modem 56k, oggi lavoro come freelance per aziende, agenzie, università.

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4 Comments
  • valentina cinelli

    28 gennaio 2010 at 18:14 Rispondi

    non sono del tutto d’accordo…
    è l’oggetto a dettare le regole di come deve venir usato o sono gli utenti che “creativamente” ne ricavano utilizzi più congeniali a ognuno di loro?

    non mi sembra che l’iPad sia niente di diverso da un iPod Touch con lo schermo più grande… anzi, rispetto all’iPod ne è stata penalizzata la “tascabilità”.
    perché questo passaggio verso la passività non è avvenuto all’epoca del lancio di quest’ultimo?

    • nino gualdoni

      29 gennaio 2010 at 8:23 Rispondi

      cara Valentina,

      siamo d’accordo.
      Secondo me è il design che in prima battuta indica le direzioni d’uso di un oggetto.
      Poi, in seconda battuta, gli utenti ne ricavano gli utilizzi più congeniali, magari non previsti.
      Infine, a volte, questi utilizzi sviluppano un nuovo design: sto pensando per esempio a http://designcrack.com/v2/2007/04/16/the-orgasmatron-3000-by-david-wilcox/

      • valentina cinelli

        29 gennaio 2010 at 8:43 Rispondi

        ehehe… divertente… 🙂

        però volevo soffermarmi sul passaggio attivo/passivo (oddio, dopo il tuo link potrebbero essere fraintesi questi aggettivi… :P) più che alla funzione dettata o attribuita degli oggetti…

        tu hai affermato che l’iPad potrebbe enfatizzare questo passaggio, da un device con funzione attiva (vecchi computer) a uno con funzione passiva (visualizzazione contenuti e basta): perché con l’iPod non è successo?

        • nino gualdoni

          29 gennaio 2010 at 10:42 Rispondi

          a mio modestissimo avviso (e penso che ti riferissi all’iphone) perché quest’ultimo è stato posizionato come telefono cellulare + ipod + pda. Quindi come un cellulare combinato con un personal media player.
          L’iPad invece sembra ancora in cerca di un posizionamento, ma inevitabilmente si apparenta con un personal computer o meglio a un netbook… di qui imho lo shift di paradigma.