Mass Media VS Social Media

Che correlazione esiste tra il mondo dei broadcast-media (TV, radio, stampa, cinema etc) e quello dei social media (blog, wiki, social network, tag etc)? Che tipo di comunicazione si stabilisce e quanto il messaggio influisce sul canale? Sta ancora in piedi il Modello matematico di Shannon-Weaver? Si può sempre parlare di emittente e ricevente? Proviamo a lavorarci insieme!

Partiamo dai MASS MEDIA.

  • Modalità comunicazione da uno a molti. I “molti” sono spesso un pubblico indistinto ed indifferenziato ma tuttora costituito da un gran numero di persone.
  • Struttura del modello verticale. Barriere in ingresso, costi e architettura tecnologica rendono difficoltoso l’accesso e la produzione di contenuti dal basso.
  • Canale unidirezionale. Assenza o scarsa possibilità di feed-back, passività nella fruizione.
  • Bassa interazione. Sia tra emittente-ricevente, sia tra ricevente-ricevente.

Tutto ciò naturalmente con le dovute eccezioni e specifiche di ogni mezzo: ad esempio la radio sta sfruttando le potenzialità di Internet e si sta riposizionando vicino ai media interattivi. La TV fa ancora fatica, mentre cinema e soprattutto stampa stanno subendo un drastico dimensionamento.

Vediamo ora i SOCIAL MEDIA.


  • Modalità comunicazione da molti a molti. Inizia l’era della conversazione: enormi aggregazioni di senso si trasferiscono dal mondo reale a quello virtuale.
  • Struttura del modello reticolare. Gratuità, velocità, multicanalità, interconnessione, accesso diretto ed indiretto all’informazione, tagging, folksonomia, divulgazione contenuto.
  • Canale bidirezionale. Il monologo si trasforma in dialogo; scambio e feed-back in tempo reale. Le persone possono contemporaneamente fruire, creare, modificare, commentare e rankare.
  • Alta interazione. Emittente e ricevente si alternano in un flusso continuo di ruoli, ma privo di gerarchie; le regole quantitative sono dettate dal passaparola e dalla qualità.

I social media sostituiranno i mass media? Non credo. Casomai li modificheranno.

Sono bastate due immagini e poche righe per intuire la portata epocale del fenomeno: se cambiano i paradigmi di comunicazione, deve cambiare anche il modo in cui il brand si relaziona con il proprio pubblico. Inutile sottolineare, infine, che un media mix vincente integra mass e social media.

Se vuoi scarica la presentazione:
[slideshare id=3578497&doc=massmediavssocialmedia-100328100326-phpapp02]


Icone ed immagini scaricate da Icon Archive.

Jacopo Pasquini

Consulente e docente di marketing e comunicazione digitale, specializzato in Web Marketing e UX Design. Ho iniziato a navigare su Internet nel 1997 con un modem 56k, oggi lavoro come freelance per aziende, agenzie, università.

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11 Comments
  • ilpiac

    28 marzo 2010 at 20:07 Rispondi

    Secondo me sarà interessante vedere come verrà implementato il mix: una percentuale di mass media più una percentuale di social quindi una semplice “integrazione compositiva” del mix oppure una “integrazione collaborativa”, con i mass media che cooperano realmente e sono strettamente coordinati con i social media?
    In questo secondo caso la dicotomia mass media-social media andrà superata definitivamente per farli vivere all’interno di un unico flusso di conversazione.

    • Doctor Brand

      29 marzo 2010 at 10:48 Rispondi

      Le PMI secondo me potrebbero trarre enorme vantaggio da un adeguato dimensionamento on/offline unito a mass/social media, seppur locali o comunque di nicchia.

  • Alessandro Sportelli

    29 marzo 2010 at 8:36 Rispondi

    Concetto piacevole oltre che familiare 🙂

    • Doctor Brand

      29 marzo 2010 at 10:50 Rispondi

      Grande Ale!!!

      Dai su, non fare il timido e sparaci qualche tuo interessante link su queste tematiche… 😛

      • Alessandro Sportelli

        30 marzo 2010 at 8:14 Rispondi

        Doc ti dico in tutta onestà che sono un pò amareggiato in questo periodo 🙂 SI tratta certamente di una mia percezione limitata alla mia rete (che di certo non rappresenta la totalità della rete di facebook).

        Quel che vedo è un approccio da parte di molte aziende (PMI) al marketing su facebook di tipo “amatoriale” o ancor peggio traslato pari pari dal mass media marketing.

        Da un lato quindi c’è un’offerta certe volte molto preparata e professionale… dall’altro c’è una domanda completamente immatura. In queste condizioni l’incontro diventa difficile.

        Aggiungi a questo che molti fanno riferimento al social media marketing come la soluzione a tutti i mali, la soluzione più “veloce”, la soluzione che non costa “nulla”, la soluzione per raggiungere economicamente un sacco di gente (mass)… magari non costa nulla per chi ci prova e poi non ottiene nulla (ed avendo comunque investito del tempo forse qualcosa ci ha perso).

        Scusa la gufata ma oggi qui in Terronia è nuvoloso ed io non sono abitutato 😀

        • ilpiac

          30 marzo 2010 at 8:47 Rispondi

          Purtroppo è il digitale/online tout court ad essere visto come la soluzione di tutti i mali. A mio avviso per un semplice motivo, l’immaterialità. Le equazioni, nella testa di molti, sono ancora troppo spesso le seguenti per quanto concerne web & affini:
          Beni materiali = costo
          Beni immateriali = nessun costo

          Il concetto a suo tempo fece già proseliti quando si trattò di buttarsi in massa sul web costruendo la propria presenza tramite il proprio sito aziendale. Costi bassi – parenti vari all’opera nel costruire il progetto 😉 oppure scelta di farsi seguire da non professionisti – e risultati indecenti.

          Ma come, avendo il proprio sito online non si risulta sempre e comunque primi nelle ricerche su Google e non si viene inondati di visite di potenziali clienti che poi chiameranno di sicuro in ufficio? No, non funziona esattamente così, il discorso è un po’ più complicato 🙂

          Penso che con i social network qualcuno stia commettendo lo stesso errore: pensare che tutto consista semplicemente nella propria pagina su Facebook o altro network sociale o in un blog aziendale per potere raggiungere la massa sneza sforzi.
          Anche in questo caso non funziona esattamente così…

          Secondo me anche in questo caso si tratta di mancanza di educazione in materia. Difficile far passare, a volte, certi concetti, però penso sia uno step indispensabile sperando così di avere dei clienti che sanno cosa vogliono e conoscono anche le potenzialità dei mezzi che vanno ad utilizzare.

          • Doctor Brand

            30 marzo 2010 at 10:17

            …esatto, e soprattutto gli errori + frequenti sono:

            1) social media=no cost (vd anche qui http://doctorbrand.it/2010/03/social-media-marketing-low-cost-o-no.html)

            2) social media=risultati nel breve periodo

          • ilpiac

            30 marzo 2010 at 10:49

            In effetti mi ero dimenticato l’altra “perla” di un approccio smart ai social media: risultati nel brevissimo periodo, senza alzare un dito aggiungeri 🙂

            Il Sushi-bar che citi più sotto mi sembra che il classico caso di approccio intelligente, sarebbe da citare come case history di uso proficuo dei social media. Anche perché rende evidente come la partecipazione e l’impegno debbano essere costanti e durevoli nel tempo affinché si costruisca una community e il tutto possa dare i suoi frutti. Reciprocamente, cioè per il cliente e l’azienda.

            A proposito di usi interessanti, a New York c’è chi usa Twitter per comunicare i suoi spostamenti giorno per giorno: si tratta di un classico esercizio che sforna cucina tipica “on the road”. Così facendo ha creato un bel numero di followers interessati a sapere dove potere passare per la pausa pranzo 🙂

            E poi c’è BakerTweet (http://www.bakertweet.com/), per i panettieri che vogliano comunicare via Twitter cosa hanno appena sfornato.

        • Doctor Brand

          30 marzo 2010 at 10:15 Rispondi

          Ahahaah, grande Ale!

          Ti capisco molto, avendo a che fare spesso con PMI più o meno “illuminate”…guarda il Sushi-Bar di Siena ad esempio, hanno una presenza molto intelligente su fb: http://www.facebook.com/pages/Siena-Italy/SUSHIBAR-SIENA/128153990894?ref=ts

  • Dario Ciracì

    29 marzo 2010 at 10:17 Rispondi

    I Social Media sono stati gli unici media che hanno saputo cogliere i cambiamenti in atto nella comunicazione, dopo la crisi del mass marketing e nei comportamenti d’acquisto e di consumo delle persone, favorendo anzi la convergenza verso l’innovazione.

    Se ci fai caso, ora si iniziano a vedere in tv spot di “tv -interattive” sempre più simili ai social media, e sviluppo di social Tv e possibilità, di usufruire e di interagire (seppur in maniera ancora limitata) con i contenuti.

    I vecchi media stanno cercando di integrandosi ai nuovi si, spinti più da logiche imprenditoriali che da evoluzioni naturali, ma secondo me, chi spinge questo cambiamento dovrà capire che è il paradigma che è cambiato e che va rispettato; se i social media hanno successo è grazie alla massima libertà dell’utente e della fruibilità (gratuita) personalizzazione e condivisione di una miriade di contenuti, ma anche per la comunicazione presente, social e direttamente partecipativa.

    Quindi i vecchi media resisteranno alla crisi solo se trarranno vantaggio dal successo conseguito dai nuovi media. Un’integrazione dei diversi media-mix comunicazionali, è una soluzione ottimale per tutti, a patto che se ne rispetti le basi filosofiche da cui nasce l’innovazione 😉

    • Doctor Brand

      29 marzo 2010 at 10:54 Rispondi

      Bellissimo commento Dario.

      Una cosa è certa: la comunicazione persuasiva, old style, è morta e sepolta. Il vero punto di forza dei social è il coinvolgimento…le persone vanno e restano molte ore al giorno dove hanno la possibilità di esprimersi, ricevere e dare informazioni o soltanto assistere passivamente se lo desiderano.

      Libertà di comunicare insomma, ma anche libertà di personalizzare bisogni e comportamenti d’acquisto.

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